Il Libro d’ore esplora i margini della città contemporanea: i suoi invisibili, le sue rovine, le sue voci sommerse.
Figure del presente e ombre del passato si incrociano in una geografia surreale: il vagare di un senzatetto, la costruzione di una campana, tre bambini che giocano in un chiostro.
Come nei libri d’ore — manoscritti medievali che scandivano il tempo in ore, preghiere e immagini — diversi livelli temporali si sovrappongono: la circolarità delle stagioni e del giorno solare; la temporalità della vita umana e della storia, apparentemente lineari ma nutrite da ritorni ed echi misteriosi.
La parola poetica instaura un dialogo tra vivi e morti, tra la vista e l’udito. Un atto di resistenza contro l’oblio — delle persone, dei luoghi, delle memorie che la città espelle.
NOTE DI REGIA
Il Libro d’ore nasce dal desiderio di esplorare la città e i suoi dintorni come uno spazio stratificato, in cui il documentario si mescola a visioni fantastiche. Il suono ha un ruolo centrale: due voci off — una maschile e una femminile, due presenze spettrali — si intrecciano alle composizioni sonore e musicali. Il film è il risultato di un lungo lavoro con persone che vivono in strada, che hanno collaborato attivamente alla sua realizzazione.